Il grande Marcello Marchesi una volta ha detto: «un popolo con una così grande varietà di aperitivi come il nostro non può morire di fame». Sicuramente aveva ben vissuto e girato l'Italia in lungo e in largo, aperitivi, apericena, capricci culinari accompagnati da un buon bicchiere. La nostra è una terra sfiziosa, siamo gente a cui piace assaggiare e brindare.

A renderlo famoso il Carosello in cui l'analcolico biondo era niente popò di meno che Brigitte Bardot. Il Crodino e il Biancosarti hanno dissetato i nostri predinner per anni, certo accompagnati da olive, tarallini, arachidi, mandorle tostate, senza che aperitivo sarebbe?

Insomma, si tratta di un rito tutto italiano che piano piano si è trasformato.

I natali dell'aperitivo sono torinesi, risalgono alla fine del 1700 periodo in cui Antonio Benedetto Carpano inventò il Vermouth. Si tratta di un vino liquoroso aromatizzato con erbe e spezie.

Nell'Ottocento questa usanza si diffuse nei caffè milanesi, ma anche a Genova, Firenze, Venezia e Napoli. Rappresentava la festa dopo il lavoro, il momento in cui ci si rilassava, ma veniva apprezzato anche primo di pranzo. In fin dei conti un bicchiere di buon vino, un analcolico, un mez e mez, seduti ad un tavolino e conditi da chiacchiere e gossip se li godevano anche nell'ottocento.

Ogni città aveva personalizzato il suo aperitivo, è il periodo in cui a Venezia aprono i bacari, le tipiche osterie, luoghi dove nasce il classico cicchetto “con un'ombra”.

I cocktail sono arrivati più tardi. Fino agli anni '50 non erano usuali in Italia, gli unici shaker erano i barman dei grandi hotel internazionali, che ospitavano statunitensi poco abituati alla nostra tradizione enologica.

Ma non ci volle molto a rendere famosi il Negroni, l'Americano, lo Sbagliato, il Bloody Mary e poi anche il Margarita, Daiquiri eccetera eccetera.

Negli anni Ottanta non ne parliamo proprio. Milano diventa da bere, ogni caffetteria, ogni locale, attendeva l'ora X, la fine della giornata lavorativa per celebrare l'aperitivo che, intanto era diventato glamour e gourmet.

Insomma quel momento chic del primo Ottocento, in cui si brindava con il vermout, è ormai stato stravolto. Il fascino retrò è rimasto in alcuni locali come il Camparino di Milano o il Gambrinus di Napoli, meglio ancora l'aperitivo del “Cavallo”, simbolo del Neuv Caval'd BRÔNs di Torino.

Un aperitivo chic potreste assaggiarlo al Odeon Bistrò un gioiellino più che un bar in Piazza Strozzi a Firenze, ma anche L'Archivio Storico, nel quartiere Vomero a Napoli, potrà stupirvi per i vecchi fasti all'italiana!

Il rischio c'è, ed è quello di omologarsi all'anglosassone happy hour senza molta classe. Sono tantissimi gli aperitivi cip: buffet, tavolate, tramezzini, paste fredde, mozzarelline, paninetti, focaccine e carboidrati come se piovesse, tutto di scarsa qualità.

Ma per un bravo food lovers non è difficile organizzare un buon aperitivo, basta organizzarsi! Friselline, qualche conserva, olive, patè e soprattutto sfizi culinari misura mignon!

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