(castello di torriana, ristorante "Due Torri")


“… E si narra che, allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, un suono proveniente da quel sotterraneo cunicolo si faccia ancora sentire”, finisce così senza una fine la storia di Azzurrina ormai è leggenda, quasi una fiaba, un mistero misterioso. Siamo in Romagna quindi il nome lo dovete leggere con la zeta dolce mi raccomando!

Era il 21 giugno del 1375 quando la Azzurrina cadde nella nevaia, scomparve e non venne mai più ritrovata. Guendalina, questo era il suo vero nome, figlia di un certo Ugolinuccio o Uguccione, un signorotto del castello di Montebello. In tre secoli la storia si è sempre più arricchita di particolari fantasiosi. Una cosa è certa “… aveva gli occhi color del cielo e i capelli chiari coi riflessi azzurrini …” come si legge nella storia. In realtà si tratta di una tinta venuta male, perché la bambina nacque albina e i genitori decisero di colorarle i capelli, ma il pigmento non è trattenuto dal capello albino e così venne fuori azzurra, da qui il nomignolo Azzurrina. Da quando il Castello di Montebello è stato aperto come museo la leggenda è diventata di dominio pubblico e ogni 21 giugno la voce di Azzurrina torna a farsi sentire. Tanto che con delle apparecchiature sofisticate i suoni sono stati registrati. C’è chi dice che si tratti solo di pioggia, chi sente urlare o piangere, c’è chi la sente ridere. La storia di Azzurrina continua a colpire ogni visitatore del castello.

Questa è solo una delle storie che accompagnano i castelli romagnoli, fortificazioni e rocche che adornano l’Appennino romagnolo dal Medioevo. Oggi questi castelli non sono solo luoghi da visitare per conoscere la storia, ma sono diventati trattorie tipiche, ristoranti e, ovviamente, sale ricevimenti.

Nelle trattorie castello si possono gustare tutti i sapori tipici di questa terra saporita. “Su un colle del dolce paese, con il mare lontano, circondato da piante secolari, un maniero riportato agli antichi splendori: dal 1980 Quel Castello di Diegaro". Si trova a Cesena e fornisce una “cucina di cortile”, com’è definita dai gestori, “legata alla qualità di materie prime genuine e di stagione”. Cappellacci al raviggiolo, tagliatelle con il ragù bianco, faraona sono i piatti che vi aspettano per desinare in un posto regale. Trippa o stinco, arrosto di galletto o coniglio sono le carni che vi aspettano al Castello di Sorrivoli, a Roncofreddo. La Trattoria Il Castello si trova nell’ala ovest della fortezza e “custodisce con cura i sapori d’una volta offrendo la tipica cucina di stagione delle terre romagnole”. Il castello potrebbe risalire al 971. Nel 1001 Aldebrando, lo restituisce ala Chiesa di si Ravenna, che lo difende dalle mire espansionistiche della città di Cesena. Dopo aspre battaglie, l’imperatore Ottone IV, nel 1203, destinò definitivamente il castello all’arcivescovato. Da allora la storia del castello è diventata un tira e molla fra clero e nobiltà, ha attraversato i secoli affrontando la peste, battaglie e bombardamenti, ma anche lunghi periodi di pace. Nel 1858 fu messo all’asta e acquistato per 14000 lire dalla famiglia Allocatelli- Fabbri, per poi tornare nelle mani della chiesa nel 1944.

Con le leggende e le storie vere o inventate è passato tanto tempo e con il passare del tempo si è evoluta ed è mutata anche la sapiente cucina romagnola. Castelli e buona tavola sono diventati il binomio perfetto, la storia nel piatto potremmo definirla. Uno, cento, mille castelli, mille storie e mille bocconi da assaporare.