photo credit:Andrea Rotelli

La Puglia è sicuramente tra le regioni italiane più belle ma anche più complesse, sia da un punto di vista strettamente storico che per le sue lingue e i suoi dialetti. Inevitabilmente questa grande ricchezza e diversità caratterizza anche il suo generosissimo, e per certi versi ancora tutto da scoprire, patrimonio enogastronomico. Non è un caso che spesso i geografi e gli studiosi parlassero soprattutto in passato di Puglie, usando il sostantivo al plurale, proprio ad indicare una regione complessa con al suo interno grandi differenze e specificità. 

Oggi vi parleremo di un’eccellenza poco nota nel resto d’Italia, il Cucumis melo L. varietas inodorus.

Si ma che cos’è? E’ un melone? No. Forse si tratta di una zucchina? No. E’ un cetriolo? No, assolutamente no, non è un cetriolo! 

Il Cucumis melo è un prodotto della natura appartenente, diciamolo una volta per tutte, alla famiglia del melone. Praticamente indefinibile anche in Puglia, il suo nome commerciale varia in tutte le provincie da Lecce risalendo fino a Foggia e anche nelle provincie stesse probabilmente a testimonianza del fatto che sul frutto stesso ci fossero dispute sulla categoria di appartenenza e sul suo utilizzo alimentare.
Pagghiotta nel versante orientale della provincia di Taranto, Cucummarazzo nell’area ionica della provincia di Lecce, Carosello ma anche Schattone o Carusidd sono solo alcuni dei nomi più diffusi con cui in Puglia o se preferite nelle Puglie, è conosciuto questo parente ingiustamente povero del melone.
 

I nostri amici che l’hanno gustato per la prima volta - con un clamoroso autogol -  spesso l’hanno paragonato al cetriolo, pur non essendo neanche un suo lontano parente! Per un breve periodo questo prodotto singolare, che la regione Puglia ha inserito tra le eccellenze agroalimentari italiane col nome di Carosello di Manduria, è finalmente apparso nella grande distribuzione senza avere particolarmente successo a causa della sua elevata deteriorabilità. Infatti il Cocumis melo rende al meglio se consumato freschissimo, 24/48 ore dopo la raccolta direttamente dalla pianta, magari dopo un passaggio di qualche ora in frigorifero.
La sua caratteristica principale è quella di essere assolutamente rinfrescante e dissetante, croccante, dolce ma incredibilmente povero di zuccheri, tanto da essere particolarmente indicato per i diabetici, un portentoso ed esotico ingrediente per potenziali cocktail e gustosissimi centrifugati.

Come si mangia?

Compare sulle tavole pugliesi praticamente dall’inizio alla fine del pranzo o della cena, sempre crudo e fresco. In passato il Cocumuis melo veniva cucinato in zuppe ormai praticamente sconosciute insieme o in alternativa alla zucchina. Oggi, molto spesso, in base alla consistenza dei suoi semi il Cocumis melo è indicato come ingrediente per le insalate, aumenta la sensazione di sazietà e si accompagna spesso alle tradizionali friselle coi pomodorini, olio evo, un pizzico di sale e basilico da mangiare subito dopo il rientro dalla spiaggia, immediatamente prima di fare la doccia per togliere via il sale dalla pelle. Sulle tavole dei nonni compariva spesso come contorno di piatti particolari e assolutamente tutti da riscoprire, come le municedde o le patedde col sugo, ma soprattutto insieme alle lumachine patate e zucchine guarnite con foglioline di basilico o più spesso di menta innaffiate con olio e aceto di vino. Ancora oggi il Cocumis melo resta un classico dello “spingituro” estivo, ovvero del pinzimonio insieme a finocchio e carote, utile per “spingere” e fare spazio nello stomaco tra una pietanza e l’altra nei pranzi da combattimento dell’estate.

Durante la prossima vacanza vi consigliamo di provare a chiedere questi piatti, un modo per tenere in vita alcune ricette molto antiche ma soprattutto vi invitiamo a consumare questo buonissimo “ibrido” con la giusta consapevolezza: portatelo in spiaggia, sarà utile per idratarvi tra un beach e l’altro senza mettere a rischio la vostra linea, in ogni caso, mi raccomando, adesso che è tutto un po’ più chiaro… non chiamatelo cetriolo! 

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